Con il termine sexting, parola coniata recentemente dalla crasi delle parole inglesi “sex” e “texting”, si intende l’atto di condividere messaggi, immagini o video dal contenuto connotato sessualmente – più o meno esplicito. Questi materiali sono prodotti con strumenti multimediali come cellulari, computer, tablet, palmari, e scambiati attraverso chat, social network e programmi di instant-messaging1.

La pratica del sexting ha un rituale ben preciso: inizia con lo scattare foto o produrre video ritraenti nudità, pose provocanti o veri e propri atti sessuali, per poi proseguire con l’invio del materiale prodotto in formato multimediale (MMS, chat, mail) attraverso le reti di comunicazione fisse o mobili. Il sexting non è praticato solo tra teen-agers ma anche tra giovani e adulti2.

La nascita e lo sviluppo del fenomeno sono strettamente correlati con la sempre più ampia diffusione di smartphones di ultima generazione, dotati di videocamere digitali integrate, e con la diffusione di personal computers dal costo contenuto e semplici da usare, accessibili anche alle fasce d’età più giovani.

Per la sua natura completamente sconosciuta alle generazioni passate e per il fatto di essere stato frequentemente al centro di fatti di cronaca riportati nei principali media nazionali, non solo in Italia, ma in buona parte del mondo, il sexting è un fenomeno che appare – dal punto di vista sociale ed epidemiologico –  in crescente diffusione e, per le sue molte implicazioni legali, psicologiche, educative  e culturali, sempre più al centro di dibattiti e preoccupazione tra i professionisti delle differenti discipline che si occupano di tutelare la salute e la crescita dei minori.

Proprio perché nuovo e poco studiato, è ancora difficile definire quali aspetti del sexting siano oggettivamente pericolosi per il minore,  illeciti o criminali e quali invece vanno inclusi all’interno delle normali manifestazioni affettive con cui i giovanissimi connotano le loro prime esplorazioni in ambito amoroso e sessuale. All’interno di una relazione tra pari, la condivisione di immagini connotate sessualmente potrebbe infatti rappresentare un modo “protetto” di entrare in intimità con un partner senza dover intraprendere con lui/lei contatti sessuali diretti e concreti e l sexting potrebbe perciò rappresentare per adolescenti timidi, solitari e con tratti ansiosi una sorta di “palestra” in cui provare a mettersi alla prova con l’immagine del proprio corpo sessuato, e con l’imbarazzo che deriva dalla sua socializzazione. Di per sé, alcune azioni di sexting sono perciò da considerare alla stregua di comportamenti parafisiologici, una specie di “esercizio attraverso il quale un adolescente sperimenta come riuscire a gestire l’imbarazzo, avere più controllo della propria immagine, ridurre o almeno rimandare le pressioni verso una maggiore intimità nel mondo reale, rimandata e sospesa grazie a queste incursioni nella virtualità. Del resto, però, molti episodi di sexting sono al contrario indicatori di una ipersessualizzazione precoce in età evolutiva, ascrivendo perciò tale comportamento nell’area del rischio che necessita di un intervento immediato e diretto degli adulti. Tra le conseguenze negative derivate dal sexting vanno inclusi:

a) il pericolo di compromissione della propria immagine e reputazione

b) la più o meno consapevole detenzione e distribuzione di materiale pedopornografico online,

Che cosa un figlio deve sapere?  

Il sexting può essere un autogol sia nel breve che nel lungo termine, in mezzo al tuo gruppo di amici

Fare sexting può comportare una compromissione della propria immagine e reputazione, con risvolti inaspettati e sgradevoli sia nel presente che nel futuro. Per esempio, all’interno del gruppo dei propri amici una foto “bollente” può diventare fonte di derisione, di esclusione, può essere usata per far sentire in imbarazzo e, in quanto trattasi di supporto digitale, può innescare fenomeni di cyber bullismo, condizionamenti nelle relazioni con amici e potenziali partner e situazioni di stress psicologico.

Ma fare sexting è anche pericoloso per quello che può avvenire nel futuro. Qualsiasi persona possegga una foto in cui un ragazzo o una ragazza si è fatto/a riprendere in pose compromettenti, possiede un elemento che rende automaticamente ricattabile quel soggetto.

2) Può essere considerato, in futuro, quale un elemento contro di te da parte di chi ti dovrà valutare

Ciò che viene postato online è difficilmente eliminabile in forma definitiva, e rimane quindi potenzialmente disponibile e fruibile a tutti coloro che accedono alla rete, compresi eventuali datori di lavoro futuri, istituzioni accademiche, familiari. E’  importante che i nostri figli, che rappresentano la prima generazione di nativi digitali,  considerino che in futuro chi dovrà valutarli per qualsiasi ragione (offrire una posizione lavorativa, ammetterli in un’associazione sportiva, accettarli tra i potenziali candidati di un partito politico) verificherà non solo il loro curriculum vitae offline, ovvero la descrizione su carta di tutti i traguardi professionali e scolastici raggiunti fino a quel momento, ma anche il loro curriculum vitae online . Ci sarà perciò chi andrà a vedere, cercare e trovare tutto ciò che di noi è stata seminato nel web ed è disponibile nella rete.

3) La produzione, detenzione, distribuzione di materiale fotografico in cui sono rappresentate immagini di minori con riferimenti sessuali espliciti espone a possibili conseguenze penali. 

Anche se i ragazzi non ci pensano mai, possedere immagini di minori con connotazioni sessuali può esporli al rischio di procedimento penale alla luce di quanto stabilito nella legge contro gli abusi sessuali sui minori e la pedo-pornografia. Se poi tali immagini vengono distribuite senza alcuna conoscenza da parte del soggetto fotografato, il reato diventa non solo di detenzione ma anche di distribuzione di materiale, evenienza ancora più grave dal punto di vista legale. Non va dimenticato che un’immagine resa disponibile nella rete, potrebbe essere intercettata da una qualsiasi persona sconosciuta che se ne appropria per scopi completamente differenti da quelli che l’hanno originata.