Una delle cose che le nostre figlie imparano fin da piccole è che mostrarsi sexy, ammiccanti, puntare sul proprio aspetto fisico e sulla propria immagine è la chiave di successo per garantirsi un futuro in tutti i settori della vita: amore, amicizia e professione.  Del resto, anche le statistiche parlano chiaro in questo senso: negli ultimi 50 anni i comportamenti dei giovani in ambito sessuale sono notevolmente cambiati. L’inizio dell’attività sessuale si è spostata verso età sempre più precoci, si è verificato in età minorile un incremento di gravidanze indesiderate e di infezioni sessualmente trasmesse ed è aumentato l’uso di alcol e droghe, congiuntamente all’attività sessuale. Tra i fattori di natura psicologica ed educativa che hanno contribuito al fenomeno, i media occupano invece una posizione predominante. Infatti, l’accumulo di immagini e contenuti a tema sessuale ha normalizzato nella vita dei giovanissimi una percezione francamente sessualizzata dell’esistenza, agendo anche a livello cerebrale, attraverso la stimolazione e il rilascio di gonadotropine da parte di ipotalamo e ipofisi, con conseguente attivazione dei circuiti neuroendocrini deputati alla secrezione di ormoni che stimolano gli organi sessuali ad iniziare la loro attività anticipatamente rispetto a quanto dovrebbe avvenire per programmazione naturale.

Sono proprio questi aspetti problematici di sessualizzazione precoce che portano ad una particolare forma di adultizzazione del minore, che passa attraverso la sua “erotizzazione”, fenomeno che secondo quanto dichiarato dall’American Psychological Association, si basa su quattro elementi in base ai quali:

  • Il valore di una persona è ricondotto esclusivamente al suo sex-appeal o al suo comportamento sessuale;
  • una persona è tenuta a conformarsi ad un modo di pensare che equipara l’attrattiva fisica con l’essere sexy;
  • una persona è considerata un oggetto sessuale, ovvero destinata ad essere usata da altri come tale, piuttosto che essere stimata per la sua autonomia e capacità gestionale;
  • la sessualità è imposta ad una persona in modo inappropriato.

Le conseguenze per le bambine e le ragazze

Crescere in un mondo ipersessualizzato e che fornisce un unico modello di femminilità di successo tutto concentrato sull’apparire sexy e seducenti, produce numerose conseguenze ed effetti collaterali nel percorso di crescita delle nostre figlie. La preoccupazione continua su come si appare e su come gli altri ci giudicano in base al nostro aspetto esterno, distoglie molte energie mentali e cognitive nella vita delle giovanissime, sottraendole ai compiti di apprendimento e di interesse verso altri settori che non siano quelli legati all’aspetto estetico. Ragazze troppo attente al loro corpo e al loro aspetto vengono dalla ricerca valutate come meno performanti dal punto di vista del successo scolastico ed in particolare nei test scientifici e matematici rispetto a coetanee con un livello di ansia e preoccupazione minore. In generale la preoccupazione eccessiva per il proprio aspetto esteriore è fonte di bassa autostima e conduce più frequentemente a sperimentare emozioni negative, che provocano disagio, quali vergogna, ansia e perfino disgusto nei confronti di se stesse.

Tra l’altro la ricerca ha associato la sessualizzazione precoce con tre dei più comuni problemi di salute mentale tra le giovanissime:

a) i disturbi del comportamento alimentare

b) un basso livello di autostima

c) una depressione conclamata oppure un tono dell’umore orientato alla depressione.

Più in generale ciò che ne risulta compromessa però è la modalità con la quale le ragazze imparano a mentalizzare la femminilità e la sessualità dato che si trovano più frequentemente nella loro vita ad aderire, più o meno consapevolmente, a tutti quegli stereotipi che tendono a far considerare le donne oggetti sessuali di poco conto e valore. Inoltre,  quando intervistate a proposito, tendono a mettere l’aspetto estetico e la bellezza quali due elementi chiave che definiscono il valore di una donna.

CHE COSA PUÒ FARE UN GENITORE? 

1. Insegnate a guardare i programmi televisivi con un approccio critico e sviluppando il pensiero divergente.

In tutte le situazioni in cui vi sembra che la femminilità sia celebrata soltanto in un’accezione estetica e qualora questo avvenga quando al centro dello schermo ci sono giovanissime, aiutate in tutti i modi le ragazze a sviluppare un pensiero critico. Discutete con loro su come i messaggi che celebrano “la sensualità e la sessualità delle giovanissime” possano trasformarsi in modalità che autorizzano le ragazze a credere che il loro valore è soprattutto determinato dal loro aspetto estetico.

2. Discutete le scelte che vengono offerte alle ragazze

E’ cruciale che noi genitori facciamo sentire la nostra voce di fronte a “deviazioni dal percorso” in cui le nostre figlie ci sembrano preoccupate del loro corpo solo in un’accezione estetica, perché lo curano come una “scatola” ma non si preoccupano invece di tutelarne la sostanza. Provate a discutere con lei come i vestiti e la preoccupazione per il look che richiede una grande quantità di controlli e di risistemazioni davanti allo specchio rubi tempo ed energie per molte altre attività che possono essere ugualmente importanti per la sua vita, come lo studio, le relazioni con gli amici e la ricerca di interessi alternativi con cui occupare il proprio tempo libero. Aiutatela a comprendere che oltre lo sguardo degli altri, ciò che ci dà veramente valore è la modalità in cui noi siamo capaci di raccontare noi stessi a noi stessi, di sentirci portatori di valore e significati, non solo per come appariamo, ma anche per come siamo, per quello che sappiamo e sappiamo fare. Aiutate le ragazze a costruire una mappa delle competenze che secondo loro è necessario detenere per avere davvero successo nella vita, e fate sì che tra di esse siano incluse competenze reali e non soltanto modalità esteriori e preoccupazioni estetiche.

3. Parlate a voce alta

Se non vi piace un programma televisivo, il testo di una canzone, il modo in cui le ragazze sono raccontate in un video musicale o in un servizio giornalistico, ditelo a voce alta. Spiegate i motivi per cui non condividete quel modo di raccontare “la femminilità” senza fare prediche o apparire moralisti, ma semplicemente fornendo il vostro punto di vista sul perché ritenete che quei materiali non forniscano un’immagine positiva e un messaggio positivo delle ragazze e alle ragazze.

4. Comprendete il loro punto di vista e cercate di “ampliarlo” con il contributo di altri ragazzi e ragazze della loro età

Lo stile che serve di più nel confronto e nella relazione con figli così desiderosi di avere tutto e subito, di bruciare le tappe, di diventare adulti anche quando sono solo preadolescenti è quello dell’adulto che con tranquillità ascolta e a volte interviene. Piuttosto che dire subito tutto ciò che noi pensiamo di una cosa (aspetto che comunque a volte è inevitabile e vi deve spingere a saper dire dei secchi e sonori NO, quando li ritenete improrogabili e “salvavita”) cercate in tutte le maniere di ampliare la conversazione Aiutate il confronto, sostenete il dialogo, soprattutto favorite la raccolta di impressioni, pareri e opinioni da parte del gruppo allargato dei coetanei.

5. Incoraggiate attività alternative

E’ chiaro che se volete che le bambine e le ragazze non percepiscano che il loro valore dipende esclusivamente dal loro aspetto fisico, è bene che dagli adulti esse si sentano apprezzate, nutrite e sostenute in tutto ciò che mette in gioco anche il resto: ovvero la loro intelligenza, la loro capacità di espressione creativa ed artistica, la loro voglia di stare insieme.

6. Siate adulti autorevoli e competenti

Educateli, aiutateli a stare con i piedi per terra, date loro l’esempio: ecco la strategia che di sicuro vi renderà più credibili e affidabili degli strateghi del marketing che cercano di piegare i bisogni di crescita dei giovanissimi al volere del mercato che li assolda per trarre profitto da loro. ,

In parte il materiale presentato in questa pagina è stato  adattato da un mio articolo pubblicato sulla Rivista Psicologia contemporanea. Pellai, Alberto Teen-porn. Cosa dire ai giovanissimi sulla pornografia Psicologia contemporanea, Anno: 2014- Fascicolo: 246: 28 – 32