La foto, raffigurante una montagna di 300 regali a fianco dell’albero di Natale, che una mamma britannica ha postato sul suo profilo Facebook , ha fatto il giro del mondo e scatenato molte reazioni. Materialismo, esibizionismo, consumismo: potremmo sprecare le parole per dirci quanto quell’immagine è lontana anni luce dal vero spirito del Natale. Però penso che dovrebbe farci riflettere.

Dovremmo prima di tutto pensare a quante volte noi genitori non riusciamo più a capire qual è il senso del limite che fa bene alla vita dei nostri figli. La mamma inglese certamente “il senso del limite” non lo percepisce, né per sé come mamma, né per i propri bambini. Bambini che spacchettando 300 regali alla fine non riusciranno più ad apprezzarne nemmeno uno. Immagino la scena dell’apertura dei regali. Se io fossi il bambino trasformerei tutto in una serie di strappi di carta e corda concitato, dove il senso non è più scoprire cosa c’è nel pacchetto, bensì fare veloce, aprire tutto, passare da una scatola alla successiva. Insomma arrivare in fondo. E una volta, che ho aperto l’ultimo pacchetto mi domanderei: e adesso a che cosa gioco? Qual è il mio giocattolo preferito? In mezzo a tutta questa carta, corde e scatole, che cosa metto in salvo? Quando i bambini sono sommersi dal troppo, nulla ha più senso. Capita a volte di vedere un figlio che apre l’armadio dei giocattoli. Ci sono dentro così tante cose che rimane fermo e non sa quale scegliere. Capita di dire ai nostri figli: “Vai nella tua stanza e mettiti a fare qualcosa”. E loro, in quelle stanze, affollate di elettronica come una centralina della NASA, restano lì col naso all’aria a schiacciare un bottone e poi il successivo, a saltellare di qua e di là, senza cominciare e senza mai finire davvero nulla. Immersi in una bulimia di cose e di esperienze, di oggetti e di stimoli che alla fine li fanno sentire ancora più soli e confusi.

Ecco allora che la foto dell’albero di Natale circondato da 300 pacchetti scattata da questa mamma 27enne dell’Isola di Mann a me fa venire solo tristezza. E mi comunica un senso di solitudine e fatica. Perché se a Natale hai ciò che conta davvero, ovvero l’affetto e il gusto di stare insieme, lo spirito della festa e la gioia di un tempo speciale carico di significati, ciò che ti serve non sono 300 regali, ma qualcuno con cui aprirli e scartarli per poi giocarci insieme. E poi ti serve il tempo, la calma, il gusto di dire una preghiera o una poesia di fronte ai parenti. E ancora servono sorrisi, parole amorevoli, abbracci, calore. Sono queste le cose che ci entrano nel cuore e nella memoria emotiva in un giorno così speciale. Riflettete sui vostri ricordi personali. Del Natale di quando eravate bambini probabilmente non ricorderete più i singoli doni ricevuti. Mentre invece non avrete certamente dimenticato i riti associati a questa festa: la scrittura della letterina a Gesù Bambino o Babbo Natale, la Santa Messa insieme ai genitori, il pranzo con tutti i parenti, fare l’albero e il presepe. E poi ancora, andare a letto e fare fatica ad addormentarsi perché arriva Gesù Bambino. E poi cercare nel cielo la stella cometa. E infine vedere al risveglio al mattino se i biscotti e il latte caldo lasciati sul davanzale per le renne sono ancora lì. Chissa se anche voi, mentre leggete tutto questo, avete risentito un calore speciale nel cuore, avete rivisto immagini depositate nella memoria più profonda che ha costruito senso e significato nella vostra vita di bambino. Fateci caso: tutte le cose che adesso avete ricordato non si possono comprare. Non stanno in un pacchetto. Stanno dentro alla relazione con chi ci ha amato davvero e ci ha voluto riempire la vita di belle cose, emozioni intense, un pizzico di magia. Tutte cose che forse mancano sotto l’albero di Natale della mamma inglese che per i propri figli ha predisposto un solo rito: quello del consumismo. Quello del Natale che si compra.

E allora, se quella immagina ci disturba e non ci piace, riflettiamo sulle cose che vogliamo che i nostri figli e famigliari ricordino tra 10 anni del Natale di quest’anno. Scrivete lettere alle persone che amate. Reinventate piccoli riti. Generate la magia e la sorpresa che riempie il cuore dei bambini e non il portafoglio di chi intorno al Natale ha inventato un mercato senza fine. E scoprirete una cosa molto semplice: costruire bei ricordi, generare magia e sorpresa spesso non prevede comperare cose e sommergerci di oggetti, scatole, prodotti, pacchetti. C’è bisogno di tempo e pazienza, gentilezza e amorevolezza per fare le cose che lasciano un segno nella vita degli altri. Mettete queste cose sotto l’albero. E’ vero: non potrete fotografarle e farne una foto da postare su Facebook. Ma è proprio per questo che valgono tanto. E che oggi sono così rare a trovarsi.

(questo mio articolo è apparso sul sito www.famigliacristiana.it)