Anche oggi c’è una brutta storia di bullismo che riguarda preadolescenti e giovani adolescenti sulle prime pagine di tutti i giornali. Ragazzi che provano piacere e si divertono a seviziare, umiliare, degradare un loro simile. Che lo portano in giro con un guinzaglio. Che lo spogliano e gli invadono il corpo con oggetti. Così, tanto per ridere, per divertirsi tutti insieme.
Ragazzi che dopo aver fatto vandalismo del rispetto degli altri, ampliano il focus e lo zoom del loro campo d’azione e fanno vandalismo anche di luoghi e oggetti.
Un insieme di persone giovanissime che sta dedicando le proprie energie a distruggere e rovinare, degradare e umiliare. Proprio in un’età della vita dove la speranza e la voglia di fare e costruire dovrebbe essere il primo motore del proprio agire.
Inoltre, il disastro e i reati agiti nella vita reale, vengono poi testimoniati e amplificati con la loro presentazione e diffusione, via video postati sui social. Ovvero, compio un reato, lo filmo, lo mostro al mondo. Come se fosse un trofeo, un segno tangibile del mio valore e del mio successo. Come se ciò che faccio nell’online non avesse significato anche fuori da lì. Quei video ora rappresenteranno la migliore testimonianza che porterà gli autori di tali reati a dover gestire le serie, anzi molto serie, conseguenze penali delle proprie azioni.

Che non si dica, come spesso ho sentito fare e dire in altri contesti, che si tratta di ragazzate.

E come genitori riflettiamo su come è possibile che in famiglie che hanno tutto – così vengono raccontate dalla cronaca oggi, considerato che si parla di bulli che sono figli di professionisti, commercianti etc etc – i figli sembrano diseducati rispetto a ciò che davvero conta nella vita.

Essere visti mentre compiono reati: l’esibizionismo narcisistico del male sembra non risparmiare più nemmeno i giovanissimi. Dovremmo chiederci come e dove hanno imparato che ciò che conta nella vita è essere visti. Che la popolarità può essere conquistata in qualsiasi modo. Che diventare potenti con la prepotenza è meglio che conquistare reale potere d’azione grazie alla competenza. Ecco dovremmo proprio chiedercelo.

E poi dovremmo anche rifiutarci di far diventare potenti soggetti che sono solo prepotenti. E dovremmo ridare valore alla competenza. Che quando c’è ….. è oggettiva e vive fondandosi su valori solidi. E disdegna la prepotenza. Forse anche molti politici, potrebbero riflettere sul loro operato, sol modo di raccontarsi e di raccontare al mondo il loro operato e sullo stile con cui insegnano le equazioni potere=successo e potere=prepotenza.