Io mi sento responsabile appena un uomo posa il suo sguardo su di me. F. Dostoevskij

Uso questa frase di F. Dostoevskij per fare un commento sulla questione della nave Diciotti. Non ho scritto e detto nulla in proposito, nei lunghissimi giorni in cui è stata ferma e attraccata presso il porto di Catania. Ora che i migranti tenuti bloccati sulla nave per giorni sono stati fatti scendere a terra, e troveranno chi saprà guardarli negli occhi per quello che sono e non verranno più trattati come oggetti senza anima per quello che rappresentano, ripenso alla storia di Mattia, il 14enne protagonista di “Ammare. Vieni con me a Lampedusa” il romanzo dedicato al tema della migrazione che abbiamo pubblicato lo scorso anno. Ripenso al fatto che Mattia combatte la sua personale battaglia, aprendo un blog e cominciando a fare un digiuno, in attesa che un politico sia disposto a trascorrere una settimana con lui in un centro di prima accoglienza. Nessun politico risponde all’appello di Mattia. Alla luce dei fatti cui abbiamo assistito in questi giorni, credo che quello che avevamo raccontato nel nostro romanzo, purtroppo rappresenti una sorta di triste profezia che si è avverata.

Personalmente, non mi riconosco in nessun politico che ho sentito parlare in questi giorni. Né di destra né di sinistra. Politici, che intorno a quei migranti hanno solo saputo fare demagogia. E’ così che la politica diventa altro… e non si cura più dell’uomo. Uomo in quanto “essere in carne ed ossa”, uomo che diventa migrante nel mondo, perché migrante nella vita. E siamo tutti migranti nella vita. Anche se abbiamo una bella casa e tante sicurezze. Ci troveremo prima o poi, tutti, a transitare nel mare dell’incertezza, a soffrire travolti dalle onde dell’indifferenza di chi, nei passaggi cruciali della nostra esistenza, non saprà guardarci con gli occhi del cuore.
Chi è il politico che ha guardato la Diciotti e il suo “carico umano” con gli occhi del cuore in questi giorni? E’ terribile parlare di centinaia di persone come di un “carico umano”. E’ terribile. Ma non riesco a chiamare in altro modo ciò che c’era su quella nave. Un carico, non persone. E questo trattare la gente come se fosse un “carico” è un reato. Che l’uomo fa contro se stesso. E di cui prima o poi, tutti, a partire dai nostri politici, dovremo rendere conto. Abbiamo parlato, in questi mesi, con migliaia di preadolescenti che hanno letto il libro Ammare e che hanno raccontato il tema della migrazione, prendendo spunto dall’esperimento che Mattia ha fatto con i suoi compagni di classe. E ho trovato, nelle parole di quei ragazzi e ragazze, non la speranza utopica di vivere in un mondo perfetto, ma la sana tensione verso la costruzione di un mondo migliore. Ho pensato che quando si è giovani, si guarda il mondo con gli occhi del cuore. Poi crescendo, si perde quel tipo di sguardo. Peccato.